Prosegue il discorso memoriale, intrecciando il tema della commemorazione ai materiali del suolo e agli oggetti evocativi, in una tensione di forte intensità simbolica.
La consistenza visiva è dominata dal nero della terra bruciata, che avvolge e quasi inghiotte la pagina. Le due targhe in ceramica, fissate con chiodi arrugginiti, riportano nomi, date e circostanze di morte di due soldati della Prima Guerra Mondiale. Il segnalibro rosso, ormai tratto ricorrente, attraversa il centro della pagina mentre una piuma scura si sovrappone, elemento di estrema fragilità che evoca la caducità della vita e, allo stesso tempo, la leggerezza della memoria.
Il ferro arrugginito e la piuma rimandano a due mondi opposti: la violenza e la guerra, la purezza e la spiritualità. La scritta “Scomparso”, associata ad uno dei nomi, accresce il senso di mistero e di perdita definitiva che si percepisce nella pagina, restituendo il dramma dell’oblio che circonda tanti destini di guerra.
L’opera si pone come “libro di terra”, reliquiario che incorpora le tracce della distruzione umana in un atto poetico di ricordo. Il confronto fra la materia inerte e corrosa (chiodi, ferro, terra) e la piuma sottolinea la distanza fra la brutalità storica e il tentativo artistico di restituire vitalità e dignità ai caduti. Il formato libro accentua il valore della memoria come narrazione condivisa e resistente al trascorrere del tempo.
In sintesi, l’opera convoglia memoria, lutto, sacralità e denuncia, trasformando l’oggetto-libro in campo di resistenza e meditazione sull’assurdo della guerra e sul diritto alla memoria individuale.




